La testimonianza di Debora

Io ti ho dato gli strumenti, sta a te usarli.

Andrea nasce con parto naturale in vasca il 28 agosto 2017 a mezzanotte e trentacinque.

La prima notte a casa ha dormito in culla e noi due (mamma Debora e papà Aleksei) nel nostro letto.

…Dormito…

Questo era il progetto, non abbiamo dormito per nulla.

Dalla seconda notte, cambio di ‘location’, perché il mio compagno, alle 04.15 a.m. si sarebbe dovuto alzare per andare a lavoro ed era impensabile non dormire tutta la notte.

Quindi ho iniziato a dormire sul divano e Andrea ha scoperto una nuova culla: la navetta, comoda perché: stava disteso e aveva le ruote, di notte lo spingevo avanti e indietro nella speranza che si addormentasse, speranza vana.

Casa nostra é dislocata su due piani: sala-soggiorno-cucina-bagno al piano terra e camere al piano superiore.

La decisione di dormire sul divano aveva un senso sia per far dormire Ale sia perché io e Andrea avevamo più spazio di manovra e, cosa essenziale, un bagno attrezzato e comodo da raggiungere.

Per i successivi due mesi io ho perso il sonno, ero stanca. La gravidanza che era andata a gonfie vele ma, lo stravolgimento che il mio corpo aveva subito non era cosa da poco, il parto, l’utero che sentivo contrarsi ad ogni suo urlo, i punti che si facevano sentire, la fatica a urinare e defecare, le emorroidi che andavano e venivano, l’epistassi, per non parlare della situazione ormonale, una bomba esplosa dentro di me, le lacrime che scendevano sulle guance senza averne più il controllo (come invece ne avevo un tempo, un tempo ormai lontano), il seno gonfio di latte e dolente, gli ingorghi, la mastite. Tutto questo unito ad un bimbo di cinque giorni che non dormiva, piangeva e urlava. Il mio compagno, ci stava accanto, come e quando poteva; preparava pranzo, cena e si occupava delle faccende di casa; la sera teneva qualche ora Andrea per permettere a me di dormire due, a volte, tre ore, non sempre si riusciva, Andrea non dormiva mai, si addormentava solo quando era stremato e allora crollava. Di giorno, per riuscire a mangiare qualcosa velocemente e avere una pausa mentale dalle sue grida, accendevamo l’aspirapolvere, a volte funzionava e si calmava qualche minuto, altre volte no.

Il giorno e la notte si erano fusi.

Ho conosciuto Rondine per caso, grazie ad un articolo su D-Repubblica.it, nel quale si descriveva sommariamente la figura della tata della nanna. Nell’articolo c’era il link al sito Lefatedellananna.it. Aperto il sito ho letto ogni singola pagina. Quanti dubbi prima di contattarla, quante domande nella mia testa, di una cosa però era sicura, avevamo bisogno di aiuto, dovevamo trovare una soluzione alla nostra situazione, perché così non era più pensabile né fattibile andare avanti. Ho compilato il questionario, ho scritto una breve descrizione della situazione in cui ci trovavamo e ho inviato il tutto, incuriosita e speranzosa di essere aiutata a trovare una soluzione al problema sonno di Andrea e di conseguenza mio e di suo papà.

Rondine mi ha contattata il giorno stesso, abbiamo concordato un primo incontro video per confrontarci e per capire se potevamo intraprendere questo percorso insieme, perché non tutti sono effettivamente pronti a rendere i figli autonomi nell’addormentamento.

Quando Rondine é arrivata a casa nostra, Andrea dormiva, sì proprio Andrea che non dormiva mai se non attaccato al mio seno o nella navetta durante le interminabili passeggiate.

Il nostro primo approccio è stato un dialogo nel quale io ho descritto sommariamente la giornata tipo che vivevamo e poi lei ha iniziato a osservare me e Andrea che aveva due mesi e dieci giorni, le dinamiche e il rapporto tra di noi.

Ha capito subito ciò che non andava: Andrea cercava di sopirsi mentre lo allattavo e in quei momenti trovava ristoro.

Effettivamente quando Andrea mangiava, ogni tre o quattro ore, stava attaccato al seno anche un’ora, se non di più. Mi usava come ciuccio per addormentarsi, magari anche mezzora ed io lo lasciavo fare, non sapendo che stavo sbagliando e poi visto che, così, si calmava, anche io potevo riposare il cervello.

Quindi la prima cosa da fare era mettere in chiaro con mio figlio che al seno si mangia, non si dorme.

Con Rondine a casa sembrava tutto più semplice, capire Andrea per me non è mai stato naturale. Quando si fa un figlio, dovrebbero fornire anche il libretto di istruzioni.

Il secondo passo era capire quando Andrea aveva sonno, ci sono dei segnali chiari, basta coglierli, anche questo per nulla semplice, perlomeno per me.

Nel tardo pomeriggio Rondine ci ha lasciato, la sera Andrea si é addormentato alle venti e trenta e si é risvegliato per mangiare alle due e mezza.

Le scritto un messaggio alle due di notte “Spero di non svegliarti, Andrea dorme da cinque ore e mezza. Mi son alzata, l’ho sfiorato senza svegliarlo per vedere se era vivo (sì, l’ho fatto sul serio). Ma possibile?”

Ho impiegato più di un mese per capire e cogliere tutti i segnali che mio figlio mi mandava.

Lo mettevo in culla e capitava che piangesse anche 15 minuti prima che di addormentarsi, era forte la tentazione di alzarlo, abbracciarlo e rassicurarlo di continuo, ma ho sempre resistito, con non pochi sacrifici, facendo quello che mi aveva insegnato Rondine, sentire tuo figlio piangere e non poterlo consolare come vuoi tu, perché consolandolo lo avresti tranquillizzato temporaneamente, ma sul lungo periodo, non avrebbe mai imparato ad addormentarsi serenamente da solo.

Ogni giorno per più di un mese ho mandato a Rondine il report giornaliero di come andava. Quanti dubbi, quante domande, puntualmente riversati su di lei e lei, appena poteva, pazientemente mi rispondeva o mi richiamava.

Rondine ha aiutato Andrea attraverso la sottoscritta, mi ha fornito quegli strumenti che utilizzati in modo corretto, hanno permesso al mio bambino di imparare a dormire. Ora ha quasi sei mesi e dorme dalle ventuno e trenta alle sette del mattino. Non smetterò mai di ringraziarla.